La repressione dell'individuo nella società industriale
Il pensiero di Marcuse si colloca all'interno della critica elaborata dalla Scuola di Francoforte nei confronti dei meccanismi di controllo e integrazione imposti agli individui dalla società moderna. La sua opera più significativa in questo ambito è Eros e civiltà (1955), nella quale combina le teorie di Freud e Marx sostenendo che lo sviluppo storico della civiltà sia avvenuto attraverso la limitazione e il controllo degli impulsi e dei desideri umani.
Il concetto di "repressione addizionale"
Diversamente
da Freud, che considerava inevitabile una certa quota di repressione
per garantire l'ordine sociale e la sopravvivenza della civiltà,
Marcuse afferma che la società industriale capitalistica esercita un
controllo ulteriore e superfluo sugli individui, definito
"repressione addizionale". Tale forma di repressione non è
necessaria alla convivenza civile, ma è funzionale esclusivamente
alle esigenze di profitto e di incremento della produttività
economica.
L'uomo come "essere-per-la-produzione"
Nel
sistema capitalistico, fondato sul lavoro e sullo sfruttamento delle
risorse umane, l'individuo viene trasformato in un semplice strumento
produttivo e subordinato al cosiddetto "principio della
prestazione". Tutte le sue energie fisiche e mentali vengono
indirizzate verso il rendimento lavorativo, mentre il piacere, la
felicità e la condivisione vengono sacrificati, pur rappresentando i
fini autentici dell'esistenza umana.
La limitazione della sessualità e l'autorepressione
Una
delle conseguenze più gravi di questa situazione è la riduzione
della sessualità a una funzione principalmente utile alla
riproduzione. In questo modo si perde la sua dimensione erotica più
ampia e liberatrice. Gli individui finiscono inoltre per considerare
naturale questa condizione di privazione, interiorizzando i
meccanismi di controllo e dando vita a una vera e propria
autorepressione.
Il simbolo di Prometeo
Marcuse identifica nel
mito di Prometeo, colui che sottrae il fuoco agli dèi per offrirlo
agli uomini, l'emblema della civiltà occidentale. Questa figura
rappresenta il predominio della razionalità scientifica, del
progresso tecnico, del lavoro faticoso e della produttività
obbligata che la società moderna propone come valori fondamentali.
Le possibili strade per liberarsi dalla repressione
Marcuse non si limita a criticare il sistema esistente, ma indica anche tre possibili percorsi attraverso cui gli individui possono emanciparsi dalla repressione e dall'autorepressione.
L'arte (prima via)
L'arte manifesta
l'aspirazione dell'uomo alla libertà e all'emancipazione. Essa è
simboleggiata dalla figura mitologica di Orfeo, il poeta e cantore
che rappresenta una voce capace non di imporre ordini, ma di creare
armonia attraverso il canto. L'arte esprime una creatività libera
dall'alienazione e permette di immaginare una società non fondata
sulla repressione. Il suo valore liberatorio consiste nella capacità
di alimentare l'utopia e di offrire agli uomini la speranza e il
coraggio necessari per opporsi alle logiche oppressive del lavoro.
L'eros (seconda via)
Per Marcuse, l'eros
coincide con l'energia libidica originaria che non è stata ancora
completamente soffocata o disciplinata dalle norme sociali. Questa
forza possiede un carattere profondamente sovversivo, poiché si
oppone spontaneamente all'ordine dominante e mette in discussione le
esigenze del sistema produttivo.
La critica alla liberalizzazione sessuale
controllata
Marcuse sottolinea però che la maggiore
libertà sessuale promossa dalla società industriale non coincide
necessariamente con una reale liberazione. Spesso si tratta di una
liberalizzazione soltanto apparente, tollerata e gestita dal sistema
stesso per soddisfare superficialmente i desideri individuali e
ottenere consenso. L'autentica forza rivoluzionaria dell'eros risiede
invece nella sua capacità di contrastare radicalmente l'omologazione
imposta dalla società.
Il "Grande rifiuto" e i nuovi protagonisti della
rivoluzione (terza via)
Nell'opera L'uomo a una
dimensione (1964), Marcuse osserva che la società
tecnologicamente avanzata ha reso gli individui più poveri sul piano
umano e ha integrato la classe operaia tradizionale all'interno del
sistema, privandola del ruolo rivoluzionario attribuitole da Marx.
Per questo individua nuovi soggetti del cambiamento negli emarginati
e negli esclusi della società del benessere: stranieri, disoccupati,
sfruttati, perseguitati appartenenti ad altre etnie e intellettuali
critici. A questi gruppi spetta il compito di realizzare il "Grande
rifiuto", cioè il rigetto totale delle logiche del sistema
capitalistico. Pur trattandosi di una prospettiva fortemente utopica
e difficile da concretizzare, essa rimane essenziale per mantenere
viva la speranza di una società più giusta e libera.
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